Legge elettorale, il governo mette la fiducia sui primi tre articoli. Voto finale giovedì, a scrutinio segreto
Il ministro Ciriani blinda gli articoli 1, 2 e 3 del testo tornato dal Senato. Le opposizioni parlano di «schiaffo al Parlamento». Resta l'ultimo ostacolo: il voto segreto sul testo intero.
Lunedì pomeriggio, alla Camera, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha posto la questione di fiducia sui primi tre articoli della nuova legge elettorale, il cuore della riforma. È l'ultimo passaggio: il testo era già stato modificato al Senato e Montecitorio deve approvarlo senza altre modifiche perché diventi legge. Secondo il calendario riportato da Il Post e dalla Repubblica, la Camera vota la fiducia sui primi due articoli martedì e sul terzo mercoledì; giovedì 8 ottobre, dopo le dichiarazioni di voto trasmesse in diretta televisiva dalle 10.30, arriva il voto finale, non prima delle 12.30.
La fiducia serve a neutralizzare i franchi tiratori. Su un articolo blindato i deputati votano per appello nominale, a viso aperto, e gli emendamenti decadono. A luglio, ricordano Il Post e Avvenire, erano stati proprio i voti segreti a far cadere l'emendamento sulle preferenze. Ma la fiducia non copre il voto finale sul testo complessivo, che resta a scrutinio segreto: è lì che la maggioranza può ancora inciampare. Giorgia Meloni, secondo la stampa, ha legato la sorte della riforma a quella del governo.
Le opposizioni hanno reagito con durezza. «La maggioranza ha paura, è uno schiaffo al Parlamento», è la linea riportata dall'ANSA, che descrive uno scontro aperto in aula. Per il centrodestra la fiducia è uno strumento ordinario per chiudere una riforma già passata da due letture. Nei giornali la riforma ha già diversi soprannomi: Il Post la chiama «Stabilicum», Domani «Melonellum». Sullo sfondo, Avvenire riferisce di una «pazza idea» che circola nella maggioranza: anticipare le elezioni politiche alla primavera. Per ora è solo un'ipotesi, senza conferme ufficiali. Il calendario della primavera è già affollato: l'ANSA ricorda che circa duemila comuni andranno al voto nell'election day. Se giovedì il testo passa, servirà la firma del presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Da quel momento le prossime politiche, quando arriveranno, si terranno con le nuove regole. Se invece il voto segreto lo affossa, la riforma torna al punto di partenza e la maggioranza dovrà spiegare chi l'ha tradita.